Anche per le Elezioni Comunali di Roma arriva il rush finale per stringere mani (igienizzate bene), baciare bambini, salire su pulpiti e soprattutto convincere gli indecisi (partito di maggioranza da 20 anni).
Con gli ultimi nomi, i candidati a Sindaco di Roma sono arrivati ufficialmente a 21 ma la menzione d’onore va in assoluto a Sergio “Nerone” Iacomoni, il candidato Sindaco della lista del Movimento Storico Romano che gira piazze e Tv vestito da Imperatore Romano, parlando dei vecchi fasti della Roma Augustea.
Eravamo rimasti in estate con i quattro principali competitor: Calenda, Gualtieri, Michetti, Raggi (rigorosamente in ordine alfabetico eh!).
Che cosa hanno fatto nel frattempo? Come hanno gestito la campagna elettorale tra social e chilometri di strade?
Carlo Calenda(rio) - L'amico de scola
A voi Carlo Calenda
Fonte: calendasindaco.it
- Calenda è il candidato smaliziato, quello dal programma tutto perfettino, fatto per bene, diviso per municipi; insomma il primo della classe. Ma è anche il compagno di banco, quello che fa sempre le battutine che fanno ridere la classe, che sa passare dal Fiorentino trecentesco alle frasi vernacolari efficaci (il romanaccio per intendersi!). Sui social alterna proposte politiche, video di incontri e trasmissioni televisive a video in cui ascolta musica in macchina (fa sempre giovane scanzonato). Punta al ballottaggio, anche se è ritenuto da molti quello che ha meno speranze di arrivarci e per farlo si gioca tutte le carte. Nei confronti pubblici è spregiudicato ma senza dimenticare l’attenzione per i dettagli e l’importanza dei contenuti. Alterna stoccate agli avversari, proposte valide, supera gli scivoloni e va avanti. Insomma, Calenda si è presentato da solo, con la sua lista e si diverte. Libero da vincoli partitici decide la sua linea e la cavalca.
Roberto Gualtieri - Il padre buono
Fonte: Roberto Gualtieri su Facebook
- Il candidato del Centro Sinistra è il padre buono. Gualtieri ha l’atteggiamento, il vestiario e l’impostazione del buon padre. Faccia serafica, parole misurate, camicia sempre stirata (ma senza giacca che svecchia). Affronta dibattiti pubblici con lo stile del politico consumato, che non perde mai le staffe, che attacca ma sempre sul merito. Niente sbavature per Robertone che deve comunque sopportare il “peso” di essere il candidato del maggiore partito di centro sinistra, bilanciare i vari strattoni di aree, correnti (quelle rischiano sempre di far prendere al candidato polmoniti croniche!) e chi più ne ha (siamo quasi overbooking) più ne metta. Insomma quello che ci si aspetta da un politico di lungo corso, da uomo di cultura, forse un po’ troppo. Sui social rispecchia esattamente questo atteggiamento: post degli incontri nei quartieri, dibattiti, citazioni. Tutti molto curati, tutti molto seri. Forse troppo. La sinistra sceglie la via della posata affidabilità e la derubrica in ogni suo strumento di comunicazione. Basterà?
Enrico Michetti - La prima candidatura è quella che vale
Vi presento Enrico Michetti
Fonte: michettisindaco.it
- L’uomo nuovo, il Tribuno della Plebe del centro-destra è Enrico Michetti, lo sconosciuto che ha dovuto più di tutti imporsi sulla scena elettorale, quello che più di tutti ha fatto parlare di sé . Di acqua sotto i ponti ne è passata dal “Michetti chi?” tanto che il candidato sindaco è diventato famoso per alcuni scivoloni e per aver abbandonato il primo confronto con gli altri competitor prima della fine. Da allora non si è più presentato. Voci maligne dicono che la sua coalizione gli ha proibito di farlo perché non lo ritiene in grado di sostenere un dibattito. Vero o non vero, si è sottratto da tutti i confronti pubblici. La comunicazione sui social è sicuramente molto più debole dei suoi avversari. Michetti è arrivato tardi con il programma e dopo averlo consegnato, un software ha svelato che è pure copiato da altre campagne elettorali del centrodestra e da qualche quotidiano. Si, come a scuola. Insomma, quello che è considerato il favorito al ballottaggio se ne frega di comunicare al meglio. Lui continua a parlare di Roma imperiale e di come a quei tempi le cose funzionassero davvero e di come “se stava bene pe’ davero ar tempo de re Numa.”
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Virginia Raggi - La pilota
Arieccovela Virginia Raggi
Fonte: Virginia Raggi su Facebook
- Virginia Raggi vuole essere rieletta. Lo vuole con determinazione (nonostante il sito e la grafica) e pubblica incessantemente su ogni canale social che possiede. Batte il ferro sui traguardi ottenuti grazie ai quali, dice, Roma è diventata una Ferrari. I suoi competitor non sono d’accordo e molti nell’ambiente dicono che non arriverà al ballottaggio. Ma lei è come il calabrone (sapete no, quello che falsa convinzione per cui il calabrone vola anche se fisicamente non potrebbe? Eh, si è falsa) e se ne infischia. Così tanto che annuncia che secondo i suoi sondaggi il suo consenso è in crescita e che sarà lei a sfidare uno dei candidati all’ultimo giro di biga. Sui social ha cambiato passo, diventando più mordace. Agli eventi istituzionali e inviti di spessore alterna incontri con l’ex presidente Conte e post aggressivi. Non ha paura di definire zozzoni i cittadini che inquinano, di dire a voce alta che è l’unica candidato di centro-sinistra. Punta in alto e non guarda in faccia nessuno.
L’ultimo Giro.
Il tempo dei dibattiti è quasi finito, l’odore di inchiostro delle schede elettorali è sempre più vicino e con esso il tanto agognato (dagli elettori) silenzio elettorale.
Questa campagna elettorale è stata confusa, sottotono per alcuni versi e bizzarra per molti altri. Iniziata tardi, con annunci tiepidi e in sordina, continuata con qualche botta e risposta, pochi colpi di scena (tutti intestati a Michetti).
Forse complice la pandemia, ma molto probabilmente no, le piazze erano poco partecipate e gli eventi poco coinvolgenti. Quel che è certo è che chi siederà in vetta al Campidoglio resta ad oggi un mistero.
Se dovessimo confrontare, come faremmo, i risultati degli Exit Pool (Pagnoncelli docet) con le strategie di comunicazione messe in campo dovremmo avere un quadro chiaro di chi saranno i favoriti. Quello che appare evidente invece è che, come avevamo rilevato nel precedente articolo, sembra che oltre la fuffa, oltre discorsi triti e ritriti, chi sa di non farcela spara alto, fa proclami, si adopera, chi invece è favorito tiene toni e profili bassi (al netto delle gaffe) quasi che si trovi a camminare sulle uova, quasi che siano a contendersi una patata bollente, piuttosto che il privilegio della vittoria.


