Il concetto di “tono di voce” ti tormenta sin dall’infanzia, quando, in preda alla tipica overdose di Coca-Cola da pranzo domenicale, vagavi per casa schiamazzando e i tuoi ti redarguivano a suon di: «Modera il tono di voce»?
Tranquillə, puoi nutrire ancora speranza, a differenza di Adriano Celentano, che tra lo spot di “Rock Economy” e quello di “Adrian – La serie evento”, ha dimostrato inequivocabilmente che, oltre ad essere diventato duro d’orecchi, è ormai pure duro di comprendonio.
Ma “tono di voce”, che vor’ di’?
Pensa alla strategia adottata da Legolize, il progetto che sui social dà vita ai celebri omini gialli Lego, ponendoli all’interno di situazioni imbarazzanti. Gli autori giocano con il contrasto tra le espressioni sornione delle figurine e le freddure di cui divengono protagoniste, ironizzando su temi di attualità.
Legolize si può apprezzare in special modo su LinkedIn, dove il suo umorismo dà voce ai lati politicamente scorretti del mondo del lavoro, arrivando agli amanti dell’umorismo e ai professionisti del marketing. Alcuni potrebbero dire: «E che ci vuole a farlo, c’ho mio cuggggino che è ‘n esperto». Eh no! Perché l’arte di assemblare il gioco di parole può rivelarsi infame. Talmente infame che in un niente si rischia di montare una mensola al posto dei capelli o un piccolo mattoncino sul collo invece che una testa… (ba-dum-tss per la freddura)
Perciò, entriamo nel “come” del tono di voce.
Innanzitutto, ci sono di diverse sfumature di ToV:
-
Freddo
(formale e burocratico) -
Neutro
(professionale e onirico) -
Caldo
(amichevole e colloquiale) -
Colorato
(ironico e irriverente)
“A qualcuno piace caldo”, a noi di Nagency piace di certo irriverente e questo articolo ne è l’ennesima dimostrazione. La scelta è molto ampia e ogni singolo stile è personalizzabile a seconda delle esigenze.
Per adottare un tono di voce strategico, funzionale alla tua brand awareness, devi fare i conti con alcuni aspetti:
1. L’identità del tuo marchio
2. Il target a cui ti rivolgi
3. La coerenza
4. L’analisi dei competitor
Mi piacerebbe esemplificare il tutto con un’ultima immagine, coerente con il ToV di Nagency: prendi Mario Brega e pensalo in un’agenzia di comunicazione. La sua penna «po’ esse fero e po’ esse piuma» in base alle circostanze e ai clienti ed è ovvio che, se con la Sora Lella fosse stata «fero», la celebre scena si sarebbe conclusa con una tragedia.
Se dopo aver ricevuto questa valanga di consigli ti senti ancora titubante e hai bisogno di un vocal coach in carne e ossa, che aspetti, scrivici!
P.S. Ne abbiamo di tutti i tipi, alla Mario Brega, alla Lilli Gruber, alla Luca Giurato e c’è pure Settimio Severo, pensa te!


