Come spesso accade, in questi mesi, l’argomento “caldo” è la guerra in Ucraina: in questo caso riguarda il nostro paese ed è una dichiarazione del nostro Primo Ministro Mario Draghi che, come un moderno Ponzio Pilato, rivolge una domanda secca ad un giornalista.
“Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace: preferiamo la pace o il termosifone, anzi il condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre”
Fonte: Tenor
Il paragone con Ponzio Pilato non l’ho scelto semplicemente perché sono un fissato con la storia Romana, ma perché il nostro Premier, come il Prefetto della Giudea per mezzo del giornalista pone la domanda al popolo stesso.
Cosa preferiamo una via che porti alla pace o preservare i comfort della nostra vita a ogni costo?
Come al solito, assieme all’opinione pubblica non è mancata la risposta del web che ha sfornato una serie di meme diventati virali in poco tempo.
Fonte: facciabuco.com
Perché ve ne sto parlando? Che voglio io dalla vostra vita? State calmi, che altrimenti poi sudate e dovete rispondere alla domanda di Draghi ben prima che arrivi l’estate.
Il problema dietro questa questione è l’approvvigionamento di gas, con il quale non solo cuciniamo e ci scaldiamo ma che utilizziamo per produrre il 50% dell’elettricità che utilizziamo.
Ma dal punto della comunicazione politica questa provocazione è stata una mossa giusta?
Fonte: Web
I punti di vista sono due e li andremo a esaminare insieme.
1. Fare da pungolo (no, non la spada di Frodo del Signore degli Anelli)
In situazioni di gravi emergenze ognuno è tenuto a fare la propria parte: basti guardare quello che è successo durante il Covid o tutte le misure necessarie per tamponare l’emergenza climatica.
Spesso per scuotere dal torpore la popolazione avvolta nel calore della propria routine e della propria comodità o, per minare gli egoismi personali, c’è bisogno di un messaggio forte.
E quindi, al volgere il capo dall’altra parte, con gli occhi puntati sul nostro orticello, quelle parole vogliono essere uno “schiaffo” che ci riporta alla realtà comune.
C’è bisogno di fare qualcosa in risposta a tutta la distruzione, le morti, le paure e le speranze di essere umani che vedono la loro vita cambiata per sempre.
Scongiurando un’entrata in guerra del nostro Paese, come di altri, assieme alle sanzioni, bisogna adottare altre misure più incisive. Una di quelle è, appunto, ridurre l’approvvigionamento di gas dalla Russia.
2. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità (trad. ma che tutto noi dovemo fa'?)
L’altra questione da mettere sulla bilancia di Forum è: ma chi ci deve pensare a sopperire alle scorte di Gas? Io? La Casalinga di Voghera? Gandalf il Grigio?
La risposta è una e semplice: il Governo.
Perché spesso siamo abituati a vederci affibbiate responsabilità senza che dall’alto ci venga data una soluzione a medio o lungo periodo.
Quante volte durante la prima ondata di Coronavirus, c’è stata la sensazione che tra chiusure, comunicazioni discordanti o confuse, la soluzione fosse affidata solo al buonsenso dei cittadini in isolamento?
La grande parte mancante del discorso di Draghi è: “potrebbe essere necessario nel primo periodo fare qualche piccolo sacrificio ma di contro noi metteremo in campo misure per far sì che questo non avvenga”.
Il messaggio del pungolo sarebbe rimasto, ma avrebbe rimarcato un concetto importante: il vostro Governo non vi lascerà soli in questi momenti.
Di certo, non ci si aspettava una cosa del genere da un uomo dalla solidità politica di Marione Draghi, l’uomo che ha fatto riecheggiare in Europa e nel mondo il famoso: whatever it takes.
Ora non voglio certo fare il politologo da bar e dire che la soluzione è semplice, ma a quanto pare la questione dell’embargo del gas russo non è nemmeno sul tavolo europeo e l’unica soluzione che viene proposta è quella di “consumare meno”.
Fonte: Web
E quindi?
In conclusione, questo atteggiamento, a prescindere dal proprio pensiero personale, può diventare pericoloso.
La comunicazione istituzionale deve essere cauta, misurata e rigorosa.
Una domanda come questa è vero che pone una questione morale, ma non tiene conto di un aspetto decisamente importante. Nella crescente crisi derivante dal conflitto bellico, se non si corre ai ripari con misure adeguate, la popolazione e le imprese potrebbero essere di nuovo i primi a pagare un conto salato (soprattutto per le fasce più deboli).
Così, nel dubbio insinuato dalla propaganda che ogni uccisione, vittima o obiettivo civile sia una messa in scena Ucraina, qualcuno potrebbe rispondere: “preferiamo i condizionatori”.


