Nel nome del Meme.
Partiamo dal principio. Il termine “meme” è stato coniato nel 1976 dall’etologo e divulgatore scientifico britannico Richard Dawkins, nel suo libro “The Selfish Gene”. Il meme è “un’unità per trasportare idee, simboli o pratiche culturali, che possono essere trasmessi da una mente all’altra attraverso la scrittura, la parola, i gesti, i rituali o altri fenomeni imitabili con un tema imitato”. Nell’era dei social network, i meme non sono diventati altro che immagini, video, GIF accompagnati da testi intrisi di umorismo e messaggi da veicolare, che diventano virali a seguito della condivisione spontanea e istantanea da parte degli/delle utenti.
Image Macro e Dank Meme. Che stai a di’?
Image Macro sono immagini che in realtà si presentano come frame di film, serie TV, sketch o personaggi cult nella cultura di massa, accompagnate da didascalia.
Dank Meme sono, invece, i meme che contengono frasi o riferimenti apparentemente nonsense, ma comprensibili da un pubblico specifico.
Ok, ora si può passare al Meme Marketing. Cos’è?
Nient’altro che il marketing fatto coi meme. Si creano contenuti divertenti per la propria strategia di comunicazione, non soltanto per far ridere gli/le utenti, ma per aumentare l’engagement dei followers e trasformare i propri canali in community autentiche, fatte di gente che contribuisce alla visibilità di quel determinato marchio.
Insomma qualunque imprenditore/trice può trarre un’opportunità davvero vantaggiosa dall’elevata condivisione di meme a (praticamente) costo zero, per ampliare la clientela e raggiungere popolarità.
Tutto bellissimo. Ma come si creano meme virali per il marketing?
Premesso che non ci sia una scienza esatta né regole rigide, la viralità di un meme è spesso il risultato di una serie di casi, coincidenze e fattori non misurabili. Chapeau! (cit.) Tuttavia è possibile seguire un metodo che è stato studiato appositamente per provare a riuscire nell’instant marketing con i meme.
In “Contagious: Why Things Catch On” (2015), il docente universitario americano Jonah Berger, parla di viralità e pubblicità riassumendo la strategia nell’acronimo STEPPS.
STEPPS. Ovvero?
- Social Currency (valuta sociale): la creazione di contenuti che hanno capacità di distinguersi e vengono percepiti come unici e/o migliori;
- Triggers (inneschi): l’associazione di un determinato prodotto o servizio a situazioni comuni e frequenti, in modo che al ripetersi di queste, venga in mente il messaggio di comunicazione pensato inizialmente.
- Emotions (emozioni): la capacità dei contenuti creati di generare emozioni e sensazioni forti ed eccitanti nelle persone, tanto da portarle a condividere.
- Public (pubblico e riprova sociale): il pubblico che con like, commenti o condivisioni, renderà riconoscibile il contenuto e porterà altro pubblico a ricondividerlo, attivando il meccanismo definito “riprova sociale” che fa preferire alle persone ciò che viene preferito dalla maggioranza.
- Practical Value (valore pratico): l’utilità, il valore e la rilevanza dei contenuti.
- Stories (storie): storie raccontate dai contenuti così di impatto che innescano la voglia di condividere.
Fonte: io su imgflip.com
Come fare del buon Meme Marketing? Aspetti fondamentali e suggerimenti.
Chi si occupa di content marketing può decidere di elaborare meme a partire da zero, oppure adattando meme già famosi e virali alle esigenze e agli obiettivi. Si deve individuare il target di riferimento e il linguaggio adatto e coerente che non sia offensivo o fraintendibile per non incorrere in epic fail e danni irreparabili alla propria immagine. Molto importante è, poi, l’aggiornamento, poiché un meme può durare mesi, ma può anche essere effimero ed esaurirsi nel giro di pochissimo. Ai meme piace cambiare, evolversi. (semicit.) Infine, è giusto programmare i meme all’interno di una strategia più ampia, perché intervallare il viral marketing con i contenuti più tradizionali, contribuisce a rendere i meme di valore.
Meme Marketing fatto bene.
Eccovi tre esempi di strategie di meme marketing che brand molto diversi tra loro, utilizzano spesso nelle loro programmazioni, in modo molto pertinente, oltre che divertente.
1. PRIME VIDEO
La piattaforma streaming di Amazon, sfrutta la sua vasta libreria multimediale per (ri)creare meme divertenti e suggerire la visione di un determinato film, documentario o episodio di una serie, come in questo caso The Office.
Fonte: @primevideoit
2. VERALAB
L’azienda di prodotti per la skin care dell’Estetista Cinica, solitamente pubblicizza le offerte, spedizioni gratuite o altre promozioni mensili, tramite meme di personaggi cult della tv o del cinema, come con Rachel Green di Friends (famosa per la sua mania per lo shopping).
Fonte: @veralab
3. BIS-COTTO
Negozio di biscotti tipici a Matera, crea meme che non promuovono direttamente i prodotti ma che si prestano perfettamente a condivisione e viralità, in quanto associano ironia a situazioni di vita comune (come gli scrupoli che ci assalgono quando mangiamo dei dolci).
Fonte: @bis_cotto


