Le marachelle di Banksy: le trovate geniali che hanno fatto dell’artista una star

In questi giorni non si parla d’altro che dell’opera di Banksy ed ovviamente dell’eau da bere de la Ferragni (si esatto eau, perché costa quanto un profumo di nicchia francese). Per quanto possa essere allettante scrivere un articolo sulla nuova linea di acqua lanciata dalla fashion blogger, noi di Nagency abbiamo deciso di continuare a bere l’acqua del rubinetto (dicono che quella di Roma sia molto buona) e di parlare di uno degli artisti più discussi del momento: Banksy.

La marachella del suo quadro autodistrutto, notizia di questo fine settimana che è impazzata sul web, è solo una delle tante che lo hanno reso famoso e perciò, senza dilungarci su quest’ultimo fatto accaduto (tanto avrete già letto un sacco di articoli in merito), parleremo delle altre.

Ad esempio, sapevate che nel 2006 il simpaticissimo Banksy ha esposto un elefante indiano vivo alla mostra Barely Legal di Los Angeles?

Ora, la prima domanda che mi viene in mente è: com’è riuscito a portare l’elefante dentro la stanza?

A) C’erano porte molto grandi, capaci di permettere all’elefante di entrare

B) Dopo “Il Pianoforte sulla spalla” il protagonista della canzone di Venditti ed i suoi amici hanno voluto sfidare la loro forza compiendo questa grande impresa

C) L’elefante era Dumbo

Per presentare la sua opera Banksy ha distribuito dei volantini con sopra scritto: “C’è un elefante nella stanza. Venti miliardi di persone vivono al di sotto della soglia di povertà”.

‘N che senso?
Questa frase, così come l’intera opera, ha scatenato l’ira degli animalisti, trasformando il lavoro di Banksy in un triste flop.

Lo stile anticapitalista ed “antisistema” dell’artista continua ad intravvedersi in tutte le sue opere, come nel murales dipinto nel 2005 in Cisgiordania nella parte del muro palestinese,  in segno di protesta contro l’oppressione da esso rappresentata.

Ma vogliamo parlare delle sue opere esposte abusivamente nei musei di New York?

Non è tanto il gesto, quanto la sua dichiarazione in merito a rendere il tutto una genialata: “Ho girato un sacco di gallerie pensando “questo l’avrei potuto fare anch’io”, così a un certo punto mi è sembrato doveroso provarci. Le gallerie sono solo vetrine piene di trofei destinati a un piccolo gruppo di milionari. Il pubblico non ha mai voce in capitolo sull’arte che va a vedere.”

Forse, a quel gruppo di milionari, serviva un altro dispettuccio, come ad esempio un quadro pagato milioni di sterline che si autodistrugge moltiplicando il suo valore.

Ad ogni modo, la vera notizia di oggi è: il possessore di uno delle 600 copie disponibili di Ragazza con palloncino, che chiameremo Gianni, volendo imitare Banksy ha tagliuzzato l’opera (dal valore di 40.000 sterline). Breve storia triste: il quadro ora vale una sterlina.

Per oggi ci lasciamo pensando alla demenza latente di Gianni. Tante care cose e mi raccomando: non ripetete il gesto di Banksy a casa con il quadro che vi ha regalato Zio Antonio, anche se è brutto, perché non incrementerà il suo valore e soprattutto zio ci rimarrà molto male.

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