Growth Hacking. Tutto quello che avreste voluto chiedere e a cui io non so rispondere.

Come fosse antani. Quando il marketing stuzzica ed è prematuro anche.

Per pronunciarlo correttamente non basta sapere l’inglese. Ho personalmente passato 7 anni in Siria per affinare la mia pronuncia dell’aramaico antico. Altrimenti basta girare nudi a -15° e la broncopolmonite lavorerà per voi.

Ma cos’è questa cosa che all’udito sembra un sintomo di pleurite?

I Guru ci dicono… “Fai crescere il tuo business e il tuo mindset awareness col framework del network funnel, grazie alle canvas personas anticipando l’hype swing dello swap in un trend marketing col KPI sul buzz”.

Diciamolo, chi è che non si è mai ritrovato col KPI sul buzz?!

In italiano suona come “Pirati della crescita”. Si lo so, sembra un gioco per bambini tipo “Il Pirata Pop-Pop”. In inglese è nettamente più fregno! “Growth” significa crescita e si riferisce alle imprese che hanno come obiettivo intrinseco quello dell’aumento esponenziale di lead, engagement o conversioni. “Hacking” si riferisce a quella mentalità di affrontare le situazioni pensando fuori dagli schemi. Si rivolge a colui che cambia strategia di marketing e comunicazione e la adatta a seconda dei feedback ricevuti e dei dati analizzati. Il termine è stato coniato nel 2010 da Sean Ellis, l’inventore del referral program di Dropbox, con il quale ha incrementato gli utenti, passando da 100.000 a 4 milioni in 15 mesi.

In realtà il Growth hacking può essere definito come un approccio incentrato sulla crescita rapida del business con budget ridotti. Inizialmente utilizzato dalle startup, ormai si applica ad ogni tipologia di azienda e di settore.

È una combinazione di marketing, programmazione e service design in grado di individuare i metodi più efficaci per far crescere il proprio business, attraverso tecniche di SEO, SEM, Email Marketing, attività sui Social Network e A/B testing.

Nel punto d’incontro tra Marketing Digitale, Sviluppo del Prodotto e Analisi dei Dati, lì, nelle profondità delle Miniere di Moria, nasce il professionista, il Growth Hacker che conosce i principi del digital marketing e di programmazione, lavora con risorse limitate, budget contenuti e tempi serratissimi, con lo scopo di aumentare il traffico e le conversioni per trasformare quanti più visitatori possibili in utenti, concentrandosi sulla crescita e pensando fuori dagli schemi. “Out of the Box” come dicono nell’hinterland di Bitonto.

Il nostro stregone imposta un processo continuo e rapido basato su una serie di esperimenti che coinvolgono in maniera trasversale il marketing e il prodotto, fino a trovare quello vincente. Esperimenti che vengono scelti, realizzati, analizzati e poi confrontati e che devono rispettare tre caratteristiche fondamentali: misurabilità, ripetibilità e scalabilità.

Ogni azienda deve comprendere perché sta crescendo, in quali aree e in quali attività, cercando successivamente di far accadere il fenomeno volutamente, potenziando e replicando ciò che funziona e azzerando il budget allocato su ciò che non porta un ritorno diretto, chiaro e misurabile.

Ma quindi, stiamo parlando del solito marketing?
Assolutamente no.

Le differenze sostanziali sono:

1. Costi

Il Growth Hacking è nettamente meno costoso del marketing tradizionale grazie all’utilizzo di test rapidi che permettono di imparare prima cosa funziona e cosa no.

2. Flessibilità

È molto più flessibile e può essere adattato alle specifiche esigenze di un’azienda in qualsiasi momento.

3. Misurabliità

Fondamentale è l’utilizzo dei dati. Si rivela più preciso del marketing tradizionale, perché permette di sapere esattamente quanti utenti sono stati raggiunti, quante conversioni sono state effettuate e quanto denaro è stato speso.

4. Focus su acquisizione utenti

Il Growth Hacking si concentra su tutti gli step del così detto “Funnel dei Pirati AAARRR”. Nessuno step della Customer Journey viene tralasciato.

5. Velocità di esecuzione

Si è in grado di creare e testare rapidamente nuove strategie per migliorare le conversioni e la crescita del business, mentre il marketing classico richiede solitamente più tempo per portare a termine la strategia impostata mesi prima.

Ancora non siete convintə? Tranquillə, c’è del metodo in tutto questo!

Nato nelle peggiori taverne di Tortuga, il Funnel dei Pirati A.A.A.R.R.R., simbolo dell’attività del Growth Hacking, è un processo a fasi che permette di analizzare caratteristiche ed eventuali punti deboli del proprio business. Attraverso delle metriche specifiche è possibile focalizzare i passi necessari a condurre i visitatori o gli utenti di un sito, un’app, un prodotto, fino alla conversione.

A questo punto salta all’occhio qual è la grossa differenza. Lì dove il Marketing tende a lavorare e a fermarsi sulla cima del funnel e quindi su attività che riguardano soprattutto gli step di awareness e acquisition, il Growth Hacking va invece fino in fondo andando a coprire anche gli step di activation, retention, revenue e referral.

Fin qui tutta teoria… ma qualcuno ci ha mai sbattuto il grugno? A quanto pare sì e con discreti risultati.

Hotmail

Nel 1996 i fondatori, per lanciarsi sul mercato, invece di comprare spazi pubblicitari sui media tradizionali, svilupparono un programma di referral basato sulla frase accattivante «P.S. I love you. Get your free email at Hotmail», aggiunta alla fine di ogni email.
Con questo semplice gesto si generò una reazione a catena che portò milioni di nuovi utenti.

Airbnb

Inizialmente gli ideatori per far decollare la propria startup sfruttarono Craigslist, una piattaforma con milioni di utenti in cerca di un’abitazione, che si rivolgeva allo stesso target individuato da Airbnb.
Per aumentare le utenze e la propria brand awareness, nel momento di compilazione dei moduli per aggiungere la propria camera sulla piattaforma, Airbnb consentiva di pubblicarla anche su Craigslist.

PayPal

La nota azienda che consente i trasferimenti di denaro per le vendite online, un tempo chiamata Confinity, era piaciuta molto agli utenti di Ebay, tanto che l’idea di utilizzare il logo ormai celebre, affiancandolo ai marchi Visa e Mastercard, ha convinto un numero impressionante di persone ad affidarsi al servizio. Il colpo di genio fu proprio il rendere il marchio PayPal uguale a Mastercard e Visa agli occhi degli internauti.

Uber

La decisione di lanciare il progetto a San Francisco è stata giusta poiché città popolata da persone appassionate di tecnologia e “early adopters” (cioè individui disponibili a provare qualcosa di nuovo). Uber si propose di offrire delle corse gratuite, sponsorizzare eventi e di generare awareness presso questo target nello specifico. Questi ultimi, apprezzarono l’esperienza loro offerta e iniziarono a condividerla sui Social Media. Il passaparola ha fatto la differenza.

Sei rimastə affascinatə dall’avventuroso mondo dei pirati del marketing? Vuoi abbordare potenziali utenti e prendere a cannonate i tuoi competitor?

Non aspettare il giro di chiglia!
Scrivi e invia il tuo curriculum a piratabarbanera@ufficiodelpersonale.com

Corpo di mille balene, dov’è finito il mio boccale di grog!!!

Immagine di Carlo Simonetti

Carlo Simonetti

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Nagency è l’agenzia di comunicazione integrata di Roma.
E cioè?
E cioè facciamo tante cose per i nostri clienti: siti web, gestione social, grafiche e loghi. Insomma grazie al nostro team di professionisti vari riusciamo ad offire un servizio di comunicazione a 360° e riusciamo a gestire tutto il processo dall’inizio alla fine!

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