Sfido chiunque in questi giorni in cui non si fa altro che parlare di Intelligenza Artificiale e diritti d’autore non pensare al buon vecchio Asimov, padre della robotica e signore indiscusso della fantascienza.
Se non cogliete immediatamente il parallelismo avete delle letture da recuperare (iniziate dal racconto “Che tu te ne prenda cura”) e quasi mi verrebbe voglia di non parlarvi più.
Ma sono magnanimo e vi spiegherò tutto con calma, senza aspettare che vi rimettiate in pari con la lettura.
Insomma non vi sarà sfuggito che ultimamente si sta impiegando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale (appunto AI) generativa per creare materiale artistico. Esiste quella che vi permette di creare immagini grafiche bellissime e originali, quella che crea testi musicali, poesie, trattati o operette sconce. Qualsiasi cosa vi venga in mente basta digitare alcuni parametri, cliccare et voilà avrete davanti ai vostri occhi ciò che avete solo immaginato riprodotto sul vostro schermo.
Bello no? Lo so, non strillate!
Lo so che utilizzate queste forme di creazione rapida come base e poi ci mettete mano per rendere tutto più bello e creativo.
Di certo non sono qui a portare qualcuno in tribunale o ad accusare chicchessia ma per spiegarvi che la Corte di Cassazione già si è trovata ad occuparsi della questione.
Ma andiamo con ordine, cosa definisce un’opera d’arte?
L’opera tutelabile ai sensi del diritto d’autore deve essere il frutto “dell’ingegno” e avere “carattere creativo” sia che appartenga alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro o alla cinematografia, ma vale anche per i software e le banche dati, “qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”.
Quindi il discrimine è quanto c’è dell’apporto dell’autore nella creazione di queste opere? Per quanto riguarda il fronte italiano la risposta che ha dato il legislatore alla questione è:
una macchina (così viene definita l’AI) non può essere considerata “autore” di qualsivoglia opera.
Nel Regno Unito la società “Getty Images” produttrice di immagini di stock ha citato in giudizio la casa informatica che ha creato piattaforma generativa di immagini Stable Diffusion. Perché? Perché asserisce che l’Intelligenza Artificiale avrebbe prodotto immagini utilizzando gran parte delle immagini stock di Getty Images.
Ora tutti voi starete pensando: ah ma quindi stai parlando della questione di ChatGPT di OpenAi e di come è stato inibito il suo utilizzo in Italia?
Ma no! Allora vedete che non mi state ascoltando!
Stiamo parlando di diritto d’autore, quella questione (che affronteremo più avanti) invece riguarda la tutela dei dati degli utenti. Questo però non esclude la piattaforma dalla questione: dovesse domani produrre la nuova versione della Divina Commedia oppure un romanzo fantasy che Trono di Spade scansate, chi sarebbe l’autore? Il cliccatore copywriter o ChatGPT?
Eh una bella domanda.
Negli Stati Uniti e nei paesi comunitari siamo arrivati a questa considerazione:
una macchina non ha una creatività tale da poter creare ex novo un’opera quindi, per definirla tale, un essere umano dovrà mettervi mano e aguzzare l’ingegno creativo.
Dovrà quindi il creatore umano dimostrare che ha apportato notevoli modifiche alla base creata dall’Ai e così legalmente quell’opera potrà avere un autore vero e proprio.


