5 migliori campagne per la sensibilizzazione sul tumore al seno

Quando i temi socialmente rilevanti incontrano il marketing si creano sinergie interessanti, in cui la missione in comune diventa arrivare a quante più persone possibili, per lanciare messaggi potenti in ogni parte del mondo.

Siamo ad ottobre, il mese dedicato alla lotta contro il tumore al seno, un argomento delicato che mette in gioco le forze di associazioni per la ricerca, brand e testimonial con un solo obiettivo, ovvero sensibilizzare la popolazione su un male che spaventa, ma che per fortuna si può prevenire attraverso screening e visite di controllo.

Tra nastri rosa, bottiglie d’acqua e banane, vediamo insieme i brand che collaborano con la ricerca e in che modo si attivano sui social (e non solo).

1 - Nastro Rosa e pinkwashing (in senso buono)

Tutto parte dall’iconico nastro rosa, simbolo della prevenzione e della lotta contro il cancro al seno dal 1992, anno in cui è stato usato per la prima volta nelle campagne di prevenzione. L’idea è venuta a Lilt (Lega Italiana Lotta ai Tumori), alla ricerca di un simbolo universale che parlasse a tutte le donne (anche agli uomini, in realtà, sebbene il tumore al seno colpisca perlopiù la popolazione femminile) per ricordare loro l’importanza della diagnosi precoce.

Il nastro rosa è sempre stato protagonista di varie iniziative, dalle visite gratuite al pinkwashing dei brand. Certo, non basta creare un packaging per supportare la causa, i marchi che lo fanno collaborano in modo attivo devolvendo parte dei ricavi per sostenere la ricerca scientifica.

Tra gli esempi più recenti Estée Lauder con la campagna social #TimeToEndBreastCancer e una edizione limitata di cosmetici total pink, o ghd con la piastra rosa decorata da David Allen, artista del tatuaggio che da anni realizza disegni pensati ad hoc per le donne che hanno subito una mastectomia oncologica.
Anche la moda è sempre in prima linea, da Stella McCartney e Adidas a Ralph Lauren, Guess, Kiabi, tutti impegnati a sostenere la lotta contro il cancro al seno con collezioni dedicate alle donne e in particolare a chi ha subito operazioni importanti.

2- Vitasnella e il finto sabotaggio social

Nel 2019 Vitasnella lancia la campagna “Love your boobs”, che comprende diverse iniziative a sostegno della lotta contro il tumore al seno, tra cui un’edizione limitata della bottiglia d’acqua che per l’occasione si tinge di rosa, riportando sull’etichetta il nastro simbolo di prevenzione.

Prima del lancio della bottiglia pink, Vitasnella ha intrapreso un’azione sui social riempiendo il suo feed di Instagram con foto di donne di ogni età, con il seno in parte scoperto. L’intenzione era simulare un sabotaggio del profilo e infatti l’Instagram di Vitasnella ha registrato un picco di visite da parte di utenti che si chiedevano, incuriositi, cosa stesse succedendo. Dopo aver giocato con una strategia molto furba di hype iniziale, tra i post è comparso il nastro rosa svelando il messaggio “ama il tuo seno”, e il supporto del brand all’AIRC – Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

3- Il bollino rosa di Chiquita

Anche la banana Chiquita sostiene la ricerca e la prevenzione del tumore al seno nel mese di ottobre, e lo fa ormai da un paio di anni con la campagna “Small Change, Big Difference”. Durante il mese di ottobre più di 200 milioni di banane Chiquita cambiano il classico colore blu del bollino con il rosa. Miss Chiquita, testimonial della famosa banana, si fa ambasciatrice di un invito destinato a tutte le donne, chiamate a scattarsi una foto nella sua stessa posa e condividerla sui social con l’hashtag #SmallChangeBigDifference.
L’impegno del marchio nella causa è attivo e partecipe, infatti Chiquita collabora con la Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro. Interessante come una banana sia in grado di lanciare un messaggio così forte in modo semplice ma facile da ricordare.

4- Yamamay supporta le donne (in tutti i sensi)

Tra i brand che sostengono la ricerca anche Yamamay, che ha abbracciato la causa da un punto di vista molto delicato, promuovendo attraverso una collezione di lingerie comoda ma al contempo femminile l’accettazione del proprio corpo “cambiato”.

Chi ha subito un intervento oncologico, infatti, spesso si trova in difficoltà nella ricerca di un reggiseno appropriato, che sia comodo ma soprattutto che faccia prendere confidenza con il “nuovo” corpo, per imparare ad accettare il cambiamento con serenità. Yamamay ha lavorato con stilisti e personale medico per creare una linea di modelli pensati per le donne che hanno subito l’asportazione parziale o totale della mammella, destinando parte del ricavato della vendita a Lilt.

La collaborazione tra il brand di intimo e Lilt va avanti ormai da anni e il messaggio che veicola è importante, perché da una parte si pone l’accento sulla prevenzione e dall’altro si parla anche dell’aspetto psicologico legato alle conseguenze della malattia.

5- Ambient marketing e street art

L’ambient marketing è perfetto quando si tratta di sensibilizzare la popolazione nel modo più attivo possibile: attraverso installazioni o modifiche temporanee di elementi urbani veicola infatti messaggi impattanti, catturando l’attenzione in modo molto più naturale rispetto ai social.

In occasione del mese della prevenzione, durante gli anni si sono visti interventi temporanei nei centri urbani come ad esempio le strisce pedonali dipinte di rosa ma anche street art, come il murales di 120 metri comparso a Milano qualche mese fa dal titolo Imperfect. 22 donne e le loro cicatrici sono protagoniste di un manifesto artistico che celebra per immagini la bellezza, il coraggio e la resilienza.

Non sarà marketing nel senso più stretto del termine, non si sta in effetti vendendo nulla. Però funziona, ed è l’unica cosa che conta quando in ballo ci sono cose belle come le tet*e

Scherzo ovviamente, la prevenzione è una cosa seria e può davvero salvare la vita, dunque…FACCIAMOLA!

Immagine di Martina Baratta

Martina Baratta

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